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L’INCREDIBILE STORIA DEI LIBRI DI NUMA – falsi, roghi e plagiari dall’antica Roma al ‘900 – ePub

€5.00

a cura di Massimo Gatta
traduzioni e note di Mario Lentano
scritti di Oliviero Diliberto, Mario Lentano e Massimo Gatta

Nel 181 a.C. le forti piogge portarono alla luce, ai piedi del Gianicolo, la tomba di Numa e i libri con i quali l’antico re aveva voluto essere seppellito.
La scoperta mise a rumore la città e indusse il Senato a decretare in gran fretta la distruzione di quei testi, la cui lettura, a detta dei pochi che poterono vederli, costituiva una minaccia per la religione tradizionale.
Ma cosa contenevano davvero i “libri di Numa”? E perché il potere decise di eliminarli?
In questo scritto di Christian Gottlieb Joecher, emerso a sua volta da un oblio durato oltre due secoli e mezzo, viene suggerita una intrigante soluzione dell’antico mistero.
In altra occasione, mi è capitato di affermare che ci sarà  sempre un qualche autore che, nella solitudine dei propri studi, ha scritto opere concernenti argomenti anche di rilievo, che tuttavia sfuggono e sfuggiranno ai repertori bibliografici: per l’estraneità  dell’autore rispetto ai circuiti nazionali o per l’assenza delle sue opere nelle pubbliche biblioteche: è il caso di Joecher. Così come è il caso del suo plagiario, Raffaele De Chiara. Dedicandomi ormai da molti anni a ricerche giuridico-bibliografiche concernenti il diritto romano più antico, mi è capitato non di rado di imbattermi in tali autori sconosciuti alle bibliografie, anche quelle più accurate: sconosciuti per le loro opere, come anche nella propria stessa biografia. Ma a distanza di secoli, dobbiamo essere riconoscenti a Joecher (ma perfino a De Chiara: che ha ingigantito e moltiplicato il gioco di specchi nei quali ci siamo mossi: e che ci ha divertiti assai), che ci permette di confrontarci con lui “come con un contemporaneo” nella splendida atemporalità della ricerca bibliografica, in cui tutto si rinnova, ma al contempo si riannoda e si intreccia nel trascorrere dei secoli.
(dalla prefazione di Oliviero Diliberto).

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